Femminismo? Intervista ad Hamza Roberto Piccardo

VJ: ‘Cosa ne pensi del femminismo in seno alla comunità islamica?’

H.R.P: ‘Se l’aberrazione del ruolo maschile ha diffuso il maschilismo, ha suscitato anche una reazione comprensibile, ma sbagliata di contrapposizione. Penso che il femminismo sia l’altra faccia del maschilismo. Non è necessario avere sensi di rivalsa e neppure di competizione nei confronti dell’altro genere per cambiare un atteggiamento ingiusto.
Sono affezionato al concetto di complementarietà che è insito nel Corano e nella Sunna (i detti del Profeta Muhammad*)’

VJ: ‘Secondo te quindi non c’è bisogno di alcuna riflessione femminista all’interno della comunità islamica occidentale?’

H.R.P: ‘Assolutamente no. Ribadisco che sono tanto contrario al maschilismo come al femminismo. Entrambi si basano su un concetto di contrapposizione binaria che a mio avviso è l’opposto della complementarietà cui accennavo. Se le donne musulmane cadranno nella trappola dei movimenti femministi, che oggi arrivano fino ad esprimere le Femen, e per il resto, oltre ad una lodevole attività contro la violenza, non esprimono gran ché nella tutela dei diritti alla maternità con il relativo welfare, perderanno tantissimo.
Conosco tante donne musulmane che intendono, con il termine femminismo islamico, un’azione ampia e profonda nelle rispettive società per far sì che il vero spirito della Rivelazione e la Sunna dell’Inviato* siano compresi e applicati dagli Stati, dalla cultura, dalla società civile e nell’educazione delle nuove generazioni. Se parliamo di questo femminismo, Allah dia loro riuscita. Ma certamente all’interno dei diritti della donna nell’Islam, se venissero applicati come si dovrebbe fare, non ce ne sarebbe alcun bisogno.’

VJ:Come spiegheresti a coloro che non conoscono la giurisprudenza islamica, la posizione della donna nell’islam? Ci puoi fare un esempio pratico e utile alla comprensione, che ti viene in mente?

H.R.P: ‘E’ una posizione di grande dignità, purtroppo negata e oppressa in molte parti del mondo, compreso quello abitato dai musulmani. Si tratta fondamentalmente di fenomeni originati dalle condizioni socio economiche, o loro retaggi culturali, che purtroppo vengono suffragati da comprensioni distorte e fuori contesto di brani del Corano o tradizioni profetiche.
L’esempio chiarificatore potrebbe essere la splendida immagine della relazione tra gli sposi. Il Corano usa la metafora delle vesti. “…esse sono una veste per voi e voi siete una veste per loro”. Vicinanza, protezione, empatia, sensibilità, calore, dignità….’

VJ: ‘Cosa vorresti consigliare, suggerire alle tue sorelle musulmane che vivono in occidente per migliorare la loro condizione di subalternità? Cosa dovrebbero fare prima di tutto per avere un maggiore rispetto dei loro diritti ?

H.R.P: ‘La condizione di subalternità, dove esistente, non dev’essere migliorata, deve cessare, dev’essere condannata e devono esserne supportate le vittime fino alla piena liberazione. Non è cosa semplice né facile. E’ un vero e proprio jihad  (sforzo per Dio), che le donne musulmane devono condurre il prima persona, umili di fronte a Dio, e fiere nel mondo, portatrici di valori irrinunciabili e di un mondo d’amore e di misericordia che sappiamo proveniente dalla rahma (misericordia) divina.
E per prima cosa, il mio consiglio ovviamente è quello di studiare, sfuggire alla prigione dell’ignoranza e della superficialità in cui vorrebbero tenerle rinchiuse quelli che non amandole e non rispettandole, non amano e non rispettano, la meravigliosa natura che Allah ha donato alle nostre sorelle, madri, figlie, spose e alle donne del mondo.’

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