Giuli, ed il prezzo da pagare

-Di Sofia F. Moudni-

Giuli mi hai insegnato, anche se mi hai spesso ferito.

“È alto il prezzo da pagare per essere vera, mia cara. Per essere una donna vera”
Mi dicesti Giuli, quella volta con le mani un po’ tremolanti mentre ti accingevi a ricamare quella maglia che desideravo tanto, parlavi e i fili di lana si muovevano seguendo il tuo ritmo di lavoro, che era poi il tuo ritmo di vita, il tuo ritmo di esperienza.

Avevi ragione tu, nei miei vent’anni so forse poco e niente della vita, ma comprendo che per essere coerente con me stessa e con gli altri ho dovuto spesso perdere amici, affetti importanti, occasioni, opportunità. Però non mentivo, ero onestamente vera, come dici tu. E non ho solo perso, ho anche preso coscienza del fatto che puoi diventare una persona vera solo quando scegli e poi ho anche appreso che chi ti vuole bene veramente lo capisce. Chi lo capisce, lo accetta e ti ama per ciò che sei.

A volte, cara Giuli, mi sento come se camminassi su un palcoscenico a piedi scalzi, struccata e senza copione, totalmente fuori luogo: improvviso la parte, perché i numeri si possono calcolare, le parole invece no. Le parole devono uscire dal cuore. Me lo hai insegnato tu.

È umiliante, perché alla fine della scena si alza ad applaudire solo un ventesimo della platea, mentre tutti gli altri sono stati feriti dalla mia spontaneità, li ho colpiti  con la sincerità, dove fuori regna il falso, dove fuori regna il contesto patinato, ma vuoto. Non posso biasimarli perché viviamo nel mondo del ‘selfie perfetto‘ che giudica la bellezza del corpo piuttosto che la bellezza dell’essenza.

Proprio come il nostro Islam che diventa sempre più formale, attaccato all’esteriorità di un velo perfetto, invece di concentrarsi a ripulire il cuore da ogni malattia. La nostra comunità è attenta all’apparenza e di dimentica l’essenza. Tristemente poco vera.

“Giuli, è vero che il prezzo da pagare è caro, ma per chi va in bancarotta che succede?” Ti chiesi quasi sorridendo, anche se parlavo seriamente. Tu sapevi a cosa mi riferivo. Ti fermasti per un attimo di ricamare, alzasti lo sguardo nel vuoto e mi dicesti: “Non ha importanza, preoccupati di essere te stessa, si pagano più debiti fingendo.”

Non capii subito, ma misi le tue parole nel cassetto e le custodii con cura, ora tutto mi è più chiaro.

Tornasti a lavorare su quella maglia che non vedevo l’ora di infilare e sentirla sulla pelle,  sapevo che indossandola avrei ‘vestito la verità’ che mi hai insegnato tu.

Giuli sei sempre stata sincera con me, anche quando sapevi di ferirmi, e il più delle volte forse è stato così, ma è per questo che ti voglio bene.

Grazie Giuli, perchè non ho più paura di perdere, se il prezzo da pagare mi porterà a diventare  una donna vera.

 

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