Il velo e il suo peso

Il peso del velo

-di Nisrine-

In alcuni momenti non possiamo nascondere che è effettivamente un peso mettere il hijab, il velo islamico. E che peso volete che abbia il più leggero pezzo di stoffa avvolto attorno alla testa?

Tutto il peso di una tradizione intera, e della nostra religione, e della nostra Ummah, la comunità intera di musulmani.

Se vogliamo vederlo in diversa maniera, portando il velo le donne sono portavoci dell’Islam.
E questo spesso si trasforma in pressione a dover dimostrare qualcosa, a volte anche finendo per essere insoddisfatte della propria vita, oppure mettendosi su percorsi che non ci rappresentano, solo per non mettere in imbarazzo la Ummah, per fedeltà o come omaggio.

Non dimentichiamoci però che il vero dedicatario del nostro velo è Dio, certo è bene tenere presente la comunità e gli altri perché così facendo si ama il Creatore, ma essere musulmani e musulmane richiede devozione a Dio prima che agli altri.

Siamo forse uno dei popoli più leali e legati tra noi, e abbiamo forte e intensa l’idea di comunità. Un esempio di questo tra noi velate, è che quando vedi una donna velata o musulmana, in un posto affollato si illuminano gli occhi e il cuore si sente a casa prima che le labbra pronuncino “As-salamu ‘alaykum” cioè la pace sia con te.

Ricordo che i primi anni che avevo messo il velo  ero entusiasta quando vedevo qualcun’altra come me che indossava il velo, è bello “sentirsi a casa” nel condividere un gesto così leggero eppure così pesante come mettere il velo, con qualcun altro.

Quel tuffo al cuore di essere insieme a delle sorelle, è una sensazione bellissima, come di un amico ritrovato dopo tanto tempo. Ricordatevi di questo un po’ più spesso.

Certo è tutto bello se poi i pensieri successivi non fossero a volte, o mamma come sono vestita oggi, non ho neanche il velo in tinta con la borsa, “o mamma quanto sono fuori look!”.

VerdeJennah lo dice senza peli sulla lingua, in questi casi CHISSENE FREGA! Qualche volta è pure bello essere un po’ anticonformiste, o no?

Siamo noi stesse, e vestirci bene ci fa sentire bene, non perché non siamo messe in ridicolo di fronte agli altri, ma perché ricercare la bellezza è ricercare Dio. Sarà anche scontato, ma ribadirei che la vera bellezza è quella del cuore.
In una hadith ( detto profetico)  si dice chiaramente che Dio non è alle nostre apparenze che guarda, ma al nostro cuore.

Per cui il modo di essere fuori conta relativamente.

Purtroppo nel mondo in cui viviamo le apparenze sono assolutamente prioritarie sia in senso temporale che di importanza.
Non ci nascondiamo che la pressione che hanno alcune di noi per essere in un certo modo invece di un altro lo appesantisce ancora di più questo velo.

Forse occorre ricordarci ogni tanto che siamo straordinarie per il semplice fatto di essere musulmane in Italia.

Perché?

Perché è straordinario, in questo mondo materialista, credere e porre quello in cui crediamo al di sopra di tutto, il successo terreno, le apparenze estetiche ecc…

A volte  tutto quello che vorrei è che l’Islam in terra occidentale diventasse una cosa banale, ordinaria. In modo che non siano più così alte le aspettative sulle ragazze musulmane. Ed è proprio una sfumatura di ordinario quella cosa che manca all’Islam qui, dove viviamo: la semplicità.

E a te che senti le aspettative degli altri addosso ogni singolo giorno, perché rappresenti i musulmani, rilassati. Nel bene e nel male, non sei tu l’Islam.

Sei straordinaria per quello che già sei.

Una persona che ha il coraggio di credere e di urlare a questo mondo materialista che è onorata di essere “soltanto” una serva. La serva di Dio. Niente di più, niente di meno. Portarlo è manifestare  il tuo credo, ed è un tuo diritto che mai nessuno ti potrà mai togliere. Quindi essere musulmane è già tanto e ricercare l’Ihsan, la perfezione del carattere, nelle quotidiane attività è già la sommità, il Paradiso.

Non è avere successo sui social che conta o che ci deve rendere felici o infelici, chi ha più mi piace non è meglio di chi non ne ha.

A volte esageriamo un pochino con l’importanza e il tempo che dedichiamo a questi strumenti, è molto più facile di quello che si pensa farsi divorare dai complessi di inferiorità che spingono alcune di noi ad avere osservando le vite degli altri apparentemente perfette esibite su queste piattaforme. Non c’è niente di male, intediamoci, nei social in sé, però possono influenzare le nostre vite in maniera non trascurabile ed essere la causa di depressione e insoddisfazione di molte.

Perché voler essere come qualcun altro o desiderare le loro cose se ciò che siamo e abbiamo è il risultato di quello che siamo e di quello che ci è destinato?

Siamo uniche e straordinarie per quello che siamo.

A maggior ragione in Europa di questi tempi. Ognuno di noi ha delle qualità, insostituibili, irrinunciabili per la Ummah e per il suo posto nel mondo. A che serve vorticare insieme al caos che c’è in questo mondo frenetico di competizione  fine a se stessa?  Il successo per noi e la perfezione sono già scritti. Basterebbe accorgersene e onorarli. E il miglior modo per onorarli è esserne contenti, appagati.

Ognuno di noi è esperto in un’arte e ogni cosa che facciamo può essere un’opera d’arte, come forma di ‘Ibadah. Qualcuno ha una mano meravigliosa nella cucina, nell’arte o nella scrittura. Altre sorelle cantano in maniera sublime. Chi invece, come apre bocca illumina ciò che ha intorno. Chi parla poco, ma quando parla è una rivelazione. E chi ascolta, e sa ascoltare veramente. E ognuna di noi ha già in sé, un seme di perfezione, a prescindere da quanto lo voglia negare o ignorare. Ci vogliamo impegnare per questo sorelle! Vogliamo semplicemente far capire alle persone, a tutte quante, che non importa il peso o la quantità delle cose che si fanno o che si hanno, importa la qualità, e che tutto proviene da Dio. Su questa terra, in questo tempo, se c’è la fede nessun mestiere è meglio di un altro, è il cuore quello che conta. Lo ripeto, quello che conta è il cuore. Non so quanti articoli, oltre a questo leggerai ancora, o hai già letto ma lascia che queste parole ti facciano riflettere, e permetti che lascino un segno nella tua vita. È un peccato negare i doni ricevuti da Dio. Non si può migliorare senza accettarsi.

Dobbiamo ricordarci e ripeterci che siamo fortunate ad essere musulmane, Alhamdulillah! Lode a Dio!

Forse non la pensi come noi? Ci piacerebbe saperlo…

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *