Islamic Relief ed il camp dei volontari, che dona emozioni

-Di Fatima Zahra Seco

«Sappiamo tutti come sono questi camp, anche  Islamic Relief non è immune: promiscuità, ognuno fa quel che vuole, etc..»
«Tanto Islamic ma poi…»

Ma poi… succede che, se ci entri dentro, guardi con occhi diversi la realtà e scopri ciò che non ti aspettavi.
Ne avevo sentite di critiche, soprattutto dopo gli eventi. Giudici di azioni di cui gli unici responsabili sono chi le compie, non chi crede in questa causa, non chi la porta avanti con il cuore in mano.

Troppe critiche che ad ascoltarle ti si arrugginisce l’anima, tanto che per un anno mi sono allontanata. Mi sono allontanata da questa comunità poco capace di attraversare quel mare che separa il dire dal fare.

Quando chiusi la valigia decisa di partire verso il campeggio di Islamic Relief queste parole erano ben impresse nella mia mente, ancora tanto, ma non abbastanza da far vacillare la determinazione di dar-ci un’ulteriore possibilità. La stessa possibilità che mi son data nel ritornare in questo gruppo.

In quella valigia tra i vestiti c’era la speranza, il coraggio di partire verso quest’esperienza, che speravo mi avrebbe lasciato un segno grande, da cui non sapevo esattamente che aspettarmi, e la paura di non essere all’altezza o di restare delusa. In quella valigia c’erano emozioni a cui ancora non so dare un nome.

Il camp per me iniziò in quel momento, con quella valigia pronta, in attesa della partenza.

Ogni fermata salivano sul pullman persone, ognuna con il proprio motivo per essere in quel viaggio ma tutti consapevoli di avere la stessa determinazione. L’entusiasmo ci sosteneva nonostante la stanchezza.

Non ricordo bene il discorso dell’accoglienza al campo, ma ho esattamente impresso in mente i sorrisi di chi ha passato qualche notte insonne per quel nostro viaggio. Sorrisi sinceri, occhi pronti a cogliere le nostre insicurezze e colmarle di nuova determinazione. Quella era la loro sfida, che è diventata anche la mia: trovare l’energia di portare avanti un progetto che va oltre il volontariato in sé,  una vera e propria prova per condividere un percorso di crescita.

Le regole erano tre: spiritualità, condivisione e divertimento. Una non escludeva l’altra, una intrecciata all’altra.

Un po’ come noi volontari.

Spiritualità.

Momenti di silenzio in cui il ricordo di Dio silenzioso di ognuno di noi rimbombava tra le pareti, lo sentivi nel cuore ovunque ti girassi. Centoquaranta anime all’uniscono ripetevano le stesse parole, nessuna di meno.

Le attese e le preparazioni per pregare tutti assieme nella sala. Attese di invocazioni, serenità e tranquillità; ogni tanto anche dispiacere nell’iniziare senza qualcuno.

Maschi e femmine, spagnoli e italiani pregare assieme sui tappetini, o sulle lenzuola, sulle sciarpe e qualcuno anche sul pavimento nudo.
Le storie dopo ogni preghiera, raccontate dal cuore, che andavano ben oltre la barriera linguistica.

Le lacrime lasciate scorrere dentro, e l’empatia che cresceva sempre più forte a sentirti parte di una famiglia pronta ad accoglierti nel tuo difetto, ancor prima di conoscerlo. La forza del confronto e del sostegno, la forza dei racconti e dei successi dove ogni ostacolo perdeva la sua importanza: qualcuno era già stato superato da altri, qualcuno viveva i tuoi. Una positività che abbracciava ogni negatività, la cancellava e ti contagiava.

La condivisione era la sfida e ci indicava l’obiettivo.

Non si trattava solo di condividere uno spazio con altri, non solo avere la camera aperta per accogliere una sorella che avesse voluto parlare con te; prestare il velo per pregare o una buona parola per incoraggiare. No, era ben oltre.

La condivisione era organizzarsi per essere puntuali ad ogni attività, e non far aspettare gli altri. Era interdipendenza, perché il tuo ritardo l’avrebbe pagato la tua squadra, la puntualità era punti bonus e guadagno di tempo.
La condivisione erano i sorrisi per le scale in ogni momento della giornata. Il buongiorno che, nonostante le poche ore di sonno, si offriva senza alcuna pesantezza ma con una energia speciale. La condivisone erano le riflessioni, le paure, i dolori lasciati in custodia di chi fosse in quel momento in sala ad ascoltarti; erano i workshop dove ognuno regalava il suo meglio, il proprio talento e la gioia di essere parte di una squadra.

La condivisione sono state le idee messe a disposizioni di tutti, per il successo di tutti noi, di ognuno di noi, della sfida per cui eravamo riuniti in quella sala.

La condivisone era anche il divertimento: le tavolate di risate, gli scherzi, le canzoni cantate da generazioni prima di noi.

Il divertimento, era ovunque e in ogni momento, e nel rispetto delle prime due regole, era assicurato. Era un sano divertimento nel rispetto reciproco, nel conoscere le nostre partenze senza sapere dove questo viaggio ci portasse, nel guardare noi stessi e l’altro con occhi curiosi. Lì si nascondeva il coraggio di ripartire con una valigia più ricca e colma di energie.

In questo campeggio ho ritrovato la mia bussola, in quei lunghi minuti di attesa dopo poche ore di sonno dove tutto trovava un suo senso.
Eravamo tutti lì a spiegare quanto quel “Islamic” che tanto ci viene criticato fosse autentico, a dimostrarci il valore delle nostre azioni, piccole o grandi che siano, e la loro forza di arrivare lontano.

Giovani con in cuore una causa tanto grande, indossando una maglietta che parla di responsabilità e nel cuore la speranza di essere quella goccia importante in un oceano di bene. Giovani che spesso sbagliamo nell’intento di imparare e migliorarci.

In questo campeggio ho vissuto gli ultimi giorni dei miei 21 anni, mi sono spogliata da quella ruggine che aveva rivestito la mia anima e ho scelto di continuare questa mia sfida.

In occasione del mio compleanno avevo scelto di supportare Islamic Relief nella distribuzione di pacchi alimentari, e al ritorno dal campeggio trovai come regalo la somma necessaria per offrire tre pacchi cibo.

  • Ma sapete cosa c’è di più bello?
  • Questa iniziativa solitaria si è trasformata nella sfida per la raccolta di pacchi alimentari durante questo Ramadan tra i volontari, in Italia e Spagna, e per portarla a termine abbiamo bisogno del vostro aiuto.
  • Come?
  • Visita il sito e lascia una donazione, con soli € 50 puoi assicurare un piatto caldo ad una famiglia bisognosa.

https://www.islamic-relief.it/donare/index.php

Fallo subito, non perdere tempo, il tempo è prezioso. Dona ora. Questo Ramadan riempi il vuoto.

 

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *