L’Industria del ‘Modest Fashion’

-Di Eva Cordioli

(traduzione Mariem Sallami)

L’industria della moda ha diversi segmenti e oltre a parlare di marchi, eventi di moda, passerelle e icone correlate, c’è un altro lato da prendere in considerazione – un po’ meno glamour – ma necessario per capire lo sviluppo di un mercato in forte espansione come quello della moda Modest.
Questo pensiero nasce dalla lettura dell’ultimo stato dell’economia islamica globale, pubblicato da Thomson Reuters in collaborazione con Dinar Standard e sostenuto da Dubai Capital of Islamic Economy.

Considerando che la modestia ha le sue radici nei consumatori di moda musulmani, il rapporto mostra che nel 2017 la spesa musulmana in vestiti e abbigliamento ha un valore di 270 miliardi di dollari, considerando una popolazione musulmana nel mondo di 1,8 miliardi di persone.

In questa cornice, vestiti e abbigliamento contano come seconda voce di spicco dell’economia globale musulmana, dove il cibo occupa il primo posto, seguito da moda, media e intrattenimento.  Come riportato, la previsione di spesa musulmana è destinata a crescere del 5% nei prossimi 6 anni, raggiungendo i 361 miliardi di dollari entro il 2023.
Le opportunità del mercato della moda sono stimate a superare i 100 miliardi di dollari.

Il mercato musulmano ha bisogno di piattaforme convenzionali e non convenzionali per promuovere marchi, stilisti e prodotti.

  • A questo punto, i social media attuali sono in grado di abbracciare questa esigenza?
  • I canali esistenti hanno gli strumenti giusti per questo promettente player?
  • La relazione afferma chiaramente che i marchi autoctoni musulmani hanno un alto tasso di coinvolgimento dei consumatori, mentre i grandi dettaglianti che si avvicinano a questo settore non lo fanno.
  • Hanno bisogno di creare un livello di fedeltà tanto quanto i loro “piccoli” ma potenti concorrenti.

In una recente intervista su CNN Style, Reina Lewis, professore al London College of Fashion e prima esperta in moda e modestia musulmana, ha spiegato che

“Poiché i marchi di nicchia modesti si incrociano nel mainstream e poiché i settori della moda e dello stile di vita mainstream si rivolgono ai consumatori musulmani, sarà più difficile conciliare la comunità con la concorrenza.  Fino ad oggi, il settore si è distinto per l’etichetta di rispetto e di collaborazione nel sostenere gli altri per promuovere la moda modesta e i valori ad essa correlati”.

C’è un crescente apprezzamento della modestia tra le donne non musulmane, che abbraccia la filosofia di vestire in modo appropriato ai loro valori e al loro corpo.  In questa conversazione può essere incluso il richiamo al risveglio dei marchi per la diversità e l’inclusione sociale, che ha portato ad una maggiore attenzione alla modestia.  Un esempio può essere fatto risalire alla scorsa estate, quando Sephora ha nominato come ambasciatore per la sua campagna pubblicitaria in Canada l’influencer hijabi Imane B, conosciuta nel mondo sociale come Peace upon Faith.

Mentre all’inizio le linee Modest potevano essere disponibili solo online, ad esempio al Modist, Macy’s e il nuovo armadio Modest di Farfetch, ora a Istanbul si trova il 1° centro commerciale hijab, o nel Golfo dove Debenhams ha aperto la prima esclusiva boutique Modest.
In questa foto dobbiamo rispondere ad alcune domande.

  • Al di là dello studio dell’Economia Islamica Globale, partendo dal presupposto che le donne musulmane e non musulmane incorporano una filosofia Modesta, quanto mercato Modesto può essere valutato?
  • Quanto spazio è disponibile, soprattutto in Europa, per questa industria in crescita?
  • In che modo le capitali della moda possono contribuire al boom occidentale di uno stile Modesto?

(leggi articolo originale nel Blog di Eva):

http://www.iamshahrazad.com/2018/11/10/1198/

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