Meno 8 giorni, il primo Ramadan di Daniela

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-Di Sorella Daniela –

#LeAmantiDiRamadan

Vi racconto il mio primo Ramadan con la speranza di poter trasmettere anche solo una piccola parte della gioia e dell’emozione che ho provato.

Devo dire che la mia strada verso l’Islam, grazie a Dio è sempre stata supportata da “facilitazioni”che mi hanno condotto a vivere anche il mio primo Ramadan senza fatica, Lode a Dio! Sì, certo Lode a Dio che mi ha sempre facilitato in maniera straordinaria e davvero aiutato con quantità abbondante di … chiamiamola ‘fortuna’, ma invero è sempre la Sua mano che solleva o guida.

Solo per farvi un esempio, ho sempre ritenuto di non essere portata per imparare le lingue quindi immaginavo ovviamente imparare l’arabo per me sarebbe stato impossibile; invece con mia grandissima sorpresa ho iniziato a memorizzare senza troppa fatica le prime piccole Sure del Corano, che mi hanno consentito di poter adempiere al compimento della preghiera subito in arabo; lode a Dio!

Anche per il primo Ramadan ho avuto la benedizione di Allah! Mi verrebbe da dire: ‘Misteri della Fede! Coloro che credono nell’Invisibile, non fanno fatica a credere nei doni dell’Invisibile!’

Erano passati circa 20 giorni dalla mia decisione di pronunciare la testimonianza “Non c’e altro dio se non Dio e Muhammad è il Suo profeta” ed ecco che era arrivato il mese di ramadan, ma era inverno e quindi ho avuto poche ore di digiuno e nessuna sete.

Mi viene da sorridere perché io stessa ero preoccupata e immaginavo di avere fame e stanchezza, pensavo sarei quasi svenuta prima o poi, invece le giornate passavano tranquille ad eccezione delle continue domande di chi mi circondava che increduli continuavano a chiedermi come stavo, se facevo fatica, se avevo fame.

Gli stessi musulmani mi suggerivano di digiunare solo poche ore, come avevano iniziato loro da bambini, invece io non facevo alcuna fatica, e loro stupiti non si persuadevano che io non stessi mentendo, a volte mi guardavano come se stessi davvero fingendo. Oggi sono convinta che ho avuto una baraka (benedizione) speciale, perché negli anni successivi è stato meno facile, seppur sempre straordinariamente bello.

Mi hanno spiegato che Allah ti facilita, ti dona ciò che Lui vuole per farti capire quanto Ti ama, per farti capire che sei protetta e aiutata, ma poi successivamente vuole vedere quanto davvero sai resistere, quanta sia la tua determinazione e costanza e pazienza.

Spesso noi occidentali non conosciamo affatto la virtù della pazienza, spesso ci aspettiamo una soddisfazione da ogni azione, una risposta positiva da ogni nostra domanda e ci arrabbiamo quando non arriva, non sappiamo pazientare e capire che la vera soddisfazione non può esserci senza aver superato le prove che si incontrano sul cammino. La vera felicità è proprio ciò che rimane dopo aver superato ogni problema; dopo aver messo noi stesse alla prova e valutato quanto siamo forti saremo profondamente contente e in pace con noi stesse.

Quell’anno digiunando ho compreso talmente tanto che oggi non potrei pensarmi mai soddisfatta senza aver affrontato quella prova e banalmente potrei dire che anche solo per le emozioni che ho provato durante quei 30 giorni, vale ogni fatica rivivere l’astinenza dal cibo e dall’acqua persino nel caldo torrido estivo.

Anzi, non senza un timore di non farcela, non vedo l’ora di avere la possibilità di rivivere un altro mese benedetto.

La solidarietà tra i musulmani, la felicità del primo sorso di acqua al tramonto, le preghiere notturne con le sorelle, quella camminata lenta per la poca energia che ti riporta a comprendere quanto bene ci sia nel cibo, senza il quale non si ha la forza appunto nemmeno di camminare, l’empatia con gli affamati, il desiderio di donare agli altri, il disinteresse di pronunciare cattive parole.

Veramente sembra impossibile, ma il digiuno ti fa passare la voglia di parlare e quindi anche di litigare o solo di rispondere. E tutto ciò è un gran bene e una buona consapevolezza di quanto possano fare male le parole, anche a chi le pronuncia.

Il ricordo del mio primo Ramadan rimane scolpito in me come segno del mio destino, che amo e del quale sono grata al mio Creatore, ed anche la coscienza che ogni Ramadan è una occasione importante per migliorarci.

Allah mi ha aiutata a trovare la mia strada e ora mi consente di andare avanti verso la verità, di crescere e rafforzare la mia fede.

Sorelle carissime non perdete questo regalo, il Ramadan è un dono, una meravigliosa occasione  da non farsi scappare. Non pensate che sia difficile, miliardi di persone e anche anziani nel mondo digiunano, anche tu ce la farai.

Stai con noi…con  #LeAmantidiRamadan

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