Mio Marito mi chiede diventare una co-Sposa …

“Mi sposai circa 30 fa.

Convertita all’islam, per una donna non era ‘ben visto’ lavorare e vivere da sola senza un marito, perciò mi cercai il marito. Subito dopo essermi convertita, sinceramente non ero poi così pronta al matrimonio, ma la comunità incoraggiava insistentemente, e nell’ islam il matrimonio è metà della religione; quindi col passa parola cercavo questa benedetta metà. Pensai che ‘il musulmano che pregava’ potesse andare bene.

Per dirla tutta, avevo avuto più di una proposta, e tutti pregavano, dunque uno valeva l’altro; ma qualcuno che potesse pure piacermi sarebbe stato meglio. Ma come si fa a sapere chi sarà il mio tipo?

Nell’islam la fede unisce, e l’amore è una conseguenza, dunque scelsi un bravo fratello che  pregava, e in più era un commerciante come me!

“Ecco” pensai “questo potrebbe andare, abbiamo ben 2 cose in comune.”

Nella mia ingenua e fresca esperienza da neo musulmana,  mi bastava sapere che ‘PREGAVA’ e in più commerciava come me per sentirmi soddisfatta, ed in poche parole presi un marito a scatola chiusa.

Nell’islam funziona così…

L’amore arriva dopo, così tutti dicevano, certo!

Pensai: “Questo e altro per amore di Allah.”

“Bene, adesso ho fatto quello che Allah ha prescritto mi sposo faccio tanti bambini, e Allah sarà soddisfatto. Produrrò tanti musulmani e sarà tutto perfetto. Ero talmente convita che bastasse così poco…

“La felicità arriverà quando avrai un bambino.” Mi dicevano.

In Verità fu un periodo felice, anche perche non avevo il tempo per respirare; e sì quello fu proprio amore a prima vista, un figlio da capogiro. Poi due figli, tre, quattro, cinque … e sei ! Ma che brava, 6 figli!

Una stancata da Oscar, ma furono anni felici, ed io vivevo per loro.

Ecco almeno ho fatto i figli … per Allah.

Poi compresi che quei figli Allah me li ha dati come regalo per alleggerire la mia esistenza.

Ad Allah non servono i figli che facciamo noi.

Allah basta a se stesso.

Cominciarono così anni da mamma a tempo pieno, casa e figli.

Seguivo sempre meno fisicamente la mia attività, ovviamente potete immaginarvelo; ma straordinariamente procedeva comunque.

La sopravvivenza non mancava, però io mi aspettavo grandi emozioni spirituali. Mi aspettavo l’ amore che mi avevano promesso. Mi ero ‘autoprodotta’ il mio bel film che, sposando un “fratello che pregava”, avrei cominciato la salita per il settimo cielo terrestre!

Dopo il secondo figlio mi convinse di vendere tutto quello che era mio, infatti il maritino aveva grandi progetti e servivano soldi da investire. Mi opposi dicendo che quel suo progetto secondo me non era valido, avevamo idee differenti ,ma poi una buona musulmana segue sempre il marito, vada come vada.

Entrata nel vortice della convinzione forzata sperimentai anche la bugia, imparai a convincermi che quello che era falso forse era anche vero; che andava bene così; che era giusto così.

E mi accorsi molto tardi che mentivo a me stessa, coprivo l’evidenza per paura, una sottile tortura psicologica penetrava senza rendermene conto, arrivavo ad ammettere che andava tutto bene.

Molte cose sbagliate le coprivo e ripetevo a me stessa che forse era giusto così; che era shaytan (il diavolo) a sussurrarmi il mio disagio interiore.  Ed ecco che eravamo proprio ‘la famiglia del mulino bianco’ islamica.

Trascorrevo da sola pesanti momenti di tristezza infinita; solo io e Allah ne eravamo a conoscenza.

Il mio orgoglio, bloccava sul nascere il desiderio di sfogarmi, ma cercavo mille scusanti per violentare la voglia di crollare e togliermi la maschera.

Mi concentravo sui figli, pregavo e grazie a Dio superavo l’ennesimo giorno orrendo.

Mai un pianto o un muso d’avanti ai miei figli; cercavo di essere sempre presente come un generale con il sorriso stampato; quello era il mio punto di forza, come un soldato in missione.

Ma chi ti ama prima o poi ti sgama, e i bambini non sono stupidi, loro sanno quando menti.

Sinceramente non era una convivenza da incubo, era una convivenza fraterna con qualche punta di ipocrisia e molto egoismo, la cosa che ho sempre odiato e che non avrei mai voluto imbattermi era appunto quella ipocrisia subdola nella quale caddi senza rendermene conto. Finché arriva il giorno in cui te ne accorgi e sei dentro fino al collo.

Posso dire che siamo stati degli attori da premio oscar; come tanti a fingere sempre per i figli, per egoismo, per convenienza, perché costretti, per varie situazioni che si creano; per tanti motivi si cade nella trappola si finge, a volte senza cattiveria.

Ma si finge di stare bene anche quando basterebbe poco per ammettere che non stai bene. Basterebbe una sana comunicazione e tanta sincera forza di volontà. Tanto coraggio per guardare in faccia la realtà.

L’uomo è stato creato così instabile e un po’ bugiardo; il musulmano non è risparmiato, e la vita continua, finché uno dei due decide di lasciare la scena, ma la scena la si lascia solo quando sei sicuro di avere trovato la felicità.

Ebbene qualche volta si arriva a capire che l’essere umano è stato creato per la felicità, e ogni tanto il coraggio gli va incontro, alla felicità.

Il fratello/marito in quel frangente non ebbe molto coraggio, nascose quello che forse cercava anche lui da sempre, e andò a cercarsi la felicità !!

Ebbene aveva una relazione virtuale che durava da un anno; aveva incontrato un amore forse, quando lo compresi fui bravissima e aspettai tranquilla; qualcosa mi diceva attendi aspetta e medita.

Vi dico la verità che quasi ero felice per lui, e compresi che quella sua felicità avrebbe portato a qualcosa di più sincero e sano anche per me.

Comunque ringraziai Allah che quel tipo di felicità avesse bussato alla sua porta e non alla mia.

Perché per me sarebbe stato illecito, per lui (tra virgolette) era lecito.

Così quando fu beccato non negò, e disse che la sua relazione era arrivata per caso senza intenzione, via chat pubblica mentre dibatteva di politica. Così giorno dopo giorno, dando il meglio di loro, in pensieri e opinioni politiche diverse iniziavano ad assaporare quel gusto di felicità.

lo ascoltai attentamente, mentre mi sentivo catapultata in una telenovela araba/brasiliana, l’impatto fu un po’ duro, devo ammetterlo, mi ci sono voluti un paio di giorni prima di mettere a fuoco la situazione, poi compresi bene.

E’ vero che da tempo intravvedevo un marito/fratello molto diverso, un po’ troppo gentile e un po’ troppo premuroso; ma mi aspettavo quella sorpresa mozzafiato.

Chiesi informazioni, dopo aver ascoltato a lungo la sua versione, chiesi se fosse possibile parlare con lei, che lingua parlasse. Non era delle mie parti, ma capiva e parlava abbastanza bene la mia lingua!

Arrivò il giorno della video chiamata skype.

Era molto carina e giovane. E la prima domanda che feci era proprio perché una giovane ragazza si volesse mettere in una relazione con un uomo molto più grande che ha già una moglie e dei figli per diventare co-sposa. Perché accettare di diventare la seconda moglie, prendendo un marito che poteva quasi essere suo padre?

Non è un uomo benestante, molto più grande, con tanti figli.

Parlai con lei e le versioni combaciavano, entrambi senza intenzione si erano piaciuti, e poi innamorati.

Lei era comunque molto gentile, mi disse che non voleva crearmi dolore, ma lui gli aveva chiesto di sposarla e lei ne fu lusingata. Fu lusingata del fatto che subito le chiese di impegnarsi seriamente. La colpì l’uomo che parlava in modo diverso dagli altri. Parlava benissimo e in particolare parlava tanto bene della sua famiglia (del mulino bianco). Lei disse che lui era stranamente un uomo sincero, e che di uomini così non se ne trovano più.

… pensai “E se avesse avuto ragione il fratello/ marito?  Risponderò il giorno del giudizio… Che musulmana sono? Avevo superato tante prove e non riuscivo ad accettare questa? Lui ormai conosceva molto bene il mio punto debole e su quello lavorava.

Ero riuscita persino a pensare, che prima o poi qualcuno sarebbe arrivato a dirmi che era tutto uno scherzo!

Solitamente sono una persona che nella difficoltà va negli angoli mentali alla ricerca di una via d’uscita.

Pensavo anche che comunque questa ragazza avrebbe avuto una famiglia alle spalle che le avrebbe chiesto cosa poteva offrirle questo 50enne;  che vita avrebbe fatto come seconda moglie, lui già padre e responsabile di ben 6 figli. Quasi ero più preoccupata della ragazza, e dei miei figli, che di me stessa.

Il problema di base era che avevo la certezza che mio marito non sarebbe stato più in grado di seguire  la sua prima famiglia, e nemmeno di farne una seconda. Lo dovevo spronare per rivestire almeno ogni tanto la figura di padre; conoscevo chi lui fosse sotto questo aspetto, e sapevo che non sarebbe stato all’altezza di gestire ben due famiglie.

Parlai con uno Sheik e gli esposi la situazione nei dettagli, senza esagerare le problematiche reali quotidiane che avevo con due dei miei sei figli; dove in particolare la responsabilità era tutta sulle mie spalle e spiegai che non era assolutamente un momento adatto per causare un ulteriore problema a quei due bambini.

Anche lo Sheik disse che la sua posizione di quel momento non rendeva lecito sposare una seconda donna; e che avrebbe dovuto aspettare che le cose si fossero sistemate. Avrebbe dovuto assumersi la sua responsabilità su quelle creature. Ma anche quel consiglio non venne accolto.

Ed infine io cosa potevo dire alla ragazza? Cosa avrebbe avuto senso dirle?

Ed infatti, stupendo anche me stessa, mi ritrovai a dirle di fare la preghiera istikhara (quella che si fa prima di prendere una decisione) e le augurai ogni bene.

Sì avete capito giusto, le dissi: “Allah ti dia solo il bene sorella”e la salutai.

Subito dopo raccontai tutto in gran confidenza ad alcune mie care amiche/sorelle, le quali mi diedero consigli del tipo: ‘Come eliminarla facendola scappare’ oppure ‘Come combatterla con tutti i mezzi’ per tenermi il marito tutto per me. Non potevo certo rovinare una famiglia, ed era mio diritto non accettare di diventare co-sposa.

Mi dissero di perdonarlo, ma rimanere irremovibile nel farlo allontanare dalla mia nemica.

Con tutta sincerità non riuscivo a identificare quello che provavo, se era più dolore, delusione, rabbia o liberazione. Ma sapevo che le cose in un modo o nell’altro sarebbero cambiate. Ebbene in quel momento il cambiamento mi rendeva angosciata.

Cosa avrei detto ai figli? ‘Ragazzi vostro padre si sposa! E’ finita perché vuole un’altra ‘ragazza’ che è un suo   diritto!’ Oppure avrei detto ‘Vostro padre ha trovato la felicità’ oppure ‘Vostro padre è impazzito per colpa della andropausa’ .

Mi facevo domande e risposte cercando come sempre di sedare me stessa e sforzandomi ostinatamente sempre e solo per il ‘bene’ della famiglia.

Quello che provavo davvero, non riuscivo ancora a identificarlo, era un mix di dolore e delusione, di fallimento ed errori commessi.

Devo dire che sono stata sempre a favore alla poligamia, sotto forma di diritto in casi specifici, per il diritto alla paternità nella malattia e in gravi mancanze ben specifiche…

Dunque la prima cosa che gli chiesi quale fosse la sua motivazione legittima, o meglio la mia mancanza. E lui rispose che non c’era quel tipo di motivazione, semplicemente aveva voglia di un altra moglie punto.

Lui amava me e amava i figli e non pensava minimamente di rinunciare a noi.

Dissi che io avevo rinunciato da tanti anni a tante cose ed alla mia felicità. Disse che lo sapeva, ma che non era la stessa cosa. Chiesi se poteva rinunciare a questo suo desiderio e la risposta fu che no, non avrebbe rinunciato, che la poligamia era legittima. Gli chiesi di aspettare un po’ e di riflettere,  perché questa richiesta non era semplice come scegliere il lampadario della cucina! Invece rispose ostinatamente che lui voleva due mogli, e quello era il suo diritto.

In quei giorni era un periodo un po’ particolare per due dei miei figli, gli chiesi di aspettare e dare loro la priorità prima di pensare a se stesso. Rispose di no, che lui desiderava sposarsi e non intendeva rinunciare a questo desiderio e che, se non avessi accettato sarebbe ricaduto tutto su di me e presto me ne sarei pentita.

Comunque non mi avrebbe mai divorziata perche lui mi amava.

In quell’occasione gli dissi che forse entrambi non sapevamo cosa fosse l’amore, e grazie a Dio quel giorno capii molte cose, sembrò che il coraggio cominciò a bussare alla mia porta.

Decisi che quell’egoismo non dovesse far parte del mio credo. Compresi che la legge divina di Allah non è quella che vorrebbe applicare l’uomo a suo comodo, uso e consumo. Il Creatore non sarebbe stato contento della felicità di qualcuno costruita sull’infelicità di qualcun altro.

L’islam è la nostra forza e il nostro diritto, le situazioni cambiano, tutto è destinato a perire. Così se pensi di avere una cosa bella la devi tenere stretta, se invece ti fa soffrire lasciala andare, con coraggio e senza paura.

Allah conosce i limiti e le sopportazioni di tutte le sue creature, e non siamo tutti uguali ognuno di noi ha i suoi limiti.

Sta a noi guardare con sincerità dentro noi stessi.

Ma la mia vita prese poi una strada molto diversa ed inattesa.

Care amiche e sorelle di verdejennah, non so quanto possa interessarvi sapere cosa successe in seguito. Fatemi sapere nei commenti se davvero volete che vi racconti il proseguo.

Fi amani Allah

Con affetto

Fatima Zahra

6 commenti
  1. Giulia
    Giulia dice:

    Assalamu alaikom wa rahmatullah wa barakatuh.
    Sorella del “mio marito mi chiede di diventare una co-sposa” continua, ma sha allah una bella e sofferente storia, vorrei conoscere il continuo♥️Che allah ti assista e ti doni il Jannah per tutto ciò che hai sopportato!!

    Rispondi
  2. Claudia
    Claudia dice:

    Assalam aleykum wa rahmatu Allah wa barakatuhu.. Che storia ? che forza.. Subhana Allah.. Vorrei sinceramente sapere come si è evoluta la storia della sorella, inshaallah ❤️

    Rispondi
  3. Wissam
    Wissam dice:

    Per favoree voglio sapere come prosegue la storia !!! Baraka Allahu fik sono molto curiosa nel sapere come hai affeontato questa situazione e come ne sei uscita fuori .

    Rispondi

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