Nulla di ciò che possediamo è nostro

-Afnan

Il primo quarto di luna è ben visibile in cielo e oramai ci siamo addentrati sia fisicamente che spiritualmente in questo sacro mese.

Mese di digiuno, di preghiera e di ritiro e di ricordo di Allah l’Altissimo.

Mese di carità, perchè non può esistere l’astinenza con la completa comprensione di ciò che vuole insegnarci, senza la sua altra faccia: la carità (sadaqa).

L’essere umano può veramente dire di porsi sul piano del proprio fratello meno abbiente, solo quando dal cuore, dalle viscere, sente il bisogno di donare per aiutarlo, per sostenerlo, per alleggerire le sue pene.

Dare cibo, vestiti, bevande, soldi , certo perché la mano che sta sopra è migliore di quella che sta sotto, e soprattutto perché ness….uno di noi la sera può sentirsi pienamente soddisfatto e dormire sonni rilassanti,  sapendo che l’”altro” non ha di che interrompere il digiuno o non ha da dare ai propri cari ciò che per loro è indispensabile.

Se Il Califfo Omar personalmente si è adoperato per portare i sacchi di viveri alla povera vedova che viveva con i figli nel suo califfato, non siamo forse mor almente obbligati anche noi a fare altrettanto?

Il Profeta Mohammad * ha fatto della carità uno dei punti cruciali della sua predicazione, dell’uguaglianza un baluardo. Allah l’Altissimo ha imposto il versamento della zakat (la decima obbligatoria) affinchè ogni figlio di Adamo possa vivere con dignità.

Noi stessi sappiamo che nulla di ciò che possediamo ci appartiene davvero, tutto è di Dio e a noi spetta amministrarlo nel migliore dei modi, con coscienza, con generosità, perchè se Lui è il Generoso, noi non possiamo esimerci di comportarci di conseguenza.

Un musulmano è protetto dall’ala di Dio fintanto che un suo fratello indossa i vestiti che lui stesso gli ha donato. Ragioniamo un attimo su questa cosa. Noi doniamo un abito e Dio solo per questo ci tiene protetti in modo particolare, c’è di che partire di corsa subito ad aiutare gli altri.

Pensiamo a quanti abiti che non ci stanno più o che i nostri figli oramai cresciuti non possono più indossare, doniamoli, regaliamoli, se non sappiamo a chi rivolgerci, portiamoli ad una associazione che si occupi di distribuirli, nei centri islamici possiamo trovare i contenitori di raccolta di Islamic Relief, facciamo in modo che siano traboccanti, in modo particolare a Ramadan.

Abbiamo l’occasione  in questo sacro mese di invitare i nostri fratelli a casa nostra per interrompere il digiuno e avere così pure una doppia ricompensa: quella per il nostro digiuno e quella per il loro digiuno. Perché Allah nella sua infinita magnificenza dona a chi dona agli altri, lode a Lui.

Diamo al povero che troviamo in giro, fuori dal supermercato, nel parcheggio. Andiamo a fare visita ad una famiglia bisognosa, portiamo qualcosa con noi per alleggerire i loro bisogni. Chiunque può trovare il modo di aiutare il prossimo e se non abbiamo nulla, possiamo sempre portare un sorriso, una carezza o una parola gentile, perché anche questo è carità, anche questo è sadaqa.

E se vogliamo il bene anche per noi stessi, teniamo ben presente che ogni gentilezza è sadaqa e ogni sadaqa è hasanat e ogni hasanat in Ramadan vale settanta volete tanto.

Non ci sono scuse e non ci sono attenuanti: Ramadan non si può ritenere completo se non abbiamo dato in carità agli altri. Perchè uno dei motivi del digiuno è proprio mettere tutti sullo stesso piano del bisogno, della necessità. Durante il giorno quando i nostri passi diventano pesanti e in alcuni istanti la mente perde quasi di lucidità, pensiamo a tutti coloro che privati della libertà, soppressi dalla guerra o che, nostri vicini di casa, hanno perso il lavoro, non hanno la possibilità di permettersi di interrompere il digiuno in modo adeguato.

Imploriamo Dio di aiutarli e impegnamoci, noi stessi a fare davvero in modo di poter dormire tutti sonni tranquilli.

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