Sara e IR: ‘La mia missione in Mali’

Mali 2015

Ho sempre desiderato fare un viaggio ‘missione’, sicuramente una di quelle esperienze che sogni di fare da giovane per metterti alla prova, sentirti utile al prossimo, trarne insegnamenti di vita.

Da quando lavoro per Islamic Relief il desiderio è maturato maggiormente. Ti ritrovi ad essere professionalmente impegnato nell’ambito umanitario, e cresce grande dentro di te il desiderio di vedere i risultati di questo impegno sul campo; conoscere e comprendere da vicino i bisogni delle persone per le quali dedichi ogni tuo sforzo, incontrarle e guardarle negli occhi sperando di vedere quella luce di speranza che tu invochi ogni giorno per loro.

Dietro ad una scrivania, molte situazioni si possono solo immaginare, direi lontanamente immaginare, ma viverle dal vivo assieme a loro, è tutt’altra cosa. Scalpiti e preghi Dio di poter partire al più presto.

Quando si è presentata l’occasione di partire per il Mali, la gioia mi ha pervado ogni cellula; un’emozione immensa e un’attesa pesante, per la consapevolezza che la mia percezione della vita sarebbe cambiata… Temevo di poter rimanere troppo impressionata, forse  particolarmente condizionata dalla sofferenza delle persone che avrei incontrato.

Oggi vi assicuro che quell’ansia legittima e ben motivata dalla mia logica di persona che vive qui nel vecchio continente, non vale niente in confronto alla gioia per ciò che ho vissuto; ringrazio Dio ed Islamic Relief per avermi dato questa grande opportunità.

Temevo di vedere troppa sofferenza e dolore e non riuscire a sopportare, invece non ho mai visto così tanta voglia di vivere e grandi sorrisi, ma anche questa scoperta mi ha lasciato perplessa al rientro. Pervasa da tutto quel Bene che ho ricevuto, dove evidentemente non esiste ‘Nulla!’

Credevo di vedere una triste rassegnazione, invece ho ricevuto  lezioni di grande  coraggio e straordinaria determinazione, parole d’oro e preziosissima semplice saggezza.

Forza ed energia contagiosi, veramente ciò di cui avremmo tanto bisogno noi occidentali, che ci lamentiamo per tutto, abbiamo ‘Tutto’ ma capito ‘Poco o Niente!’. Nonostante il grande benessere che ci circonda, ci mancano sempre la serenità, la soddisfazione ed il piacere delle cose semplici, ma così importanti che fanno la differnza quando mancano. Per accorgersene dovremmo andare tutti a vedere in altri ‘mondi’ .

Ho riscoperto la bellezza della semplicità, ho visto coi miei occhi gente serena e assorbito la loro energia positiva; in Mali le persone sono soddisfatte del poco che hanno, ma non si arrendono. Lottando tutti i giorni.

Un’esperienza di questo tipo ti insegna a vedere il mondo sotto un’altra prospettiva. A rivalutare i tuoi obiettivi e le tue priorità nella vita, a caricare di valore ciò di cui prima godevi in maniera scontata.

Tutto ciò che per noi rappresenta la normalità, qualcosa di ovvio e scontato, per loro è una preoccupazione costante giornaliera, che occupa le loro menti ed il loro corpo,  ma non ‘preoccupa’ i loro cuori.  Certo è sacrificio, è una conquista: avere acqua potabile da bere, acqua pulita per lavarsi, delle scarpe ai piedi, un pasto caldo sul tavolo.

Un altro aspetto che mi ha colpita è il ruolo fondamentale delle donne all’interno delle comunità, dei villaggi. Donne forti, determinate, speranzose, coltivano i campi, vanno a vendere i loro prodotti nei mercati, avviano delle piccole attività grazie ai progetti di micro-credito finanziati da Islamic Relief.

Ho potuto finalmente vedere coi miei occhi il grande impatto che i progetti di IR  hanno sulla vita delle persone, sul loro presente ma soprattutto sul loro futuro. Perché Islamic Relief non si limita a fornire loro i beni di sussistenza primaria, ma implementa progetti che possano permettere loro di avere delle entrate, essere autonomi e protagonisti del loro futuro.

Ciò che oggi mi porto dietro da questa esperienza è un grande senso di responsabilità sulle spalle, nei confronti di chi non ha potuto avere le nostre stesse fortune.

Ho sentito che quello che ho fatto è così poco, mi sono chiesta cosa posso fare di più?

Ecco, innanzitutto, diffondere il messaggio, la voce di queste persone, le loro storie, ricordarsi di loro nei nostri du3aa.

E poi, agire, donare: con piccoli sforzi e sacrifici riusciamo veramente a fare la differenza nelle loro vite. Se ci impegnassimo un poco di più a supportarli, rimarremmo incredibilmente sorpresi del grande impatto e risultati che si potrebbero ottenere.

Un’ immagine che mi è rimasta impressa e con cui voglio concludere questa intervista, è quella di una classe di bambini a cui abbiamo fatto visita in una scuola islamica di Bamako, era l’ora di Corano e, leggevano con il sorriso sulla bocca e negli occhi. Qui ho percepito l’importanza del ruolo della fede per coloro che non hanno nulla ma continuano ad appellarsi a Dio con riconoscenza. E noi che abbiamo tutto? Sappiamo essere così riconoscenti?

Sara Aslaoui

 

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