Divento una co-Sposa ?

-Di Fatima Zahra

Passavano i giorni e dopo i giorni i mesi, pensavo che non mi sembrava giusto ciò che mi stava accadendo.

Cioè succede che qualcuno di punto in bianco decide di sconvolgermi la vita, già non facile. Arriva un brutto giorno e decide di togliermi quelle poche certezze alle quali mi aggrappavo con tutta me stessa. Dopo mesi di riflessioni avevo capito che c’era solo tanto egoismo in ciò che avrei dovuto subire e accettare.

(vi ho raccontato la prima parte della storia nel precedente articolo https://verdejennah.com/it/mio-marito-mi-chiede-diventare-una-co-sposa/

Come uno sconosciuto dispettoso che arriva sulla spiaggia vicino a me, dove io sto cercando da tanti anni di custodire il mio castello tremolante di sabbia, soffia forte e arrogantemente lo manda all’aria…

Ma il mio fratello/marito non è uno sconosciuto; ebbene il padre dei miei tanti figli decide che devo sopportare la sua felicità sacrificando completamente la mia; imponendo in famiglia una donna che può essere mia figlia?

E le mie certezze volano al vento come quei granelli di sabbia.

Poi pensai che invece avevo una certezza ancora più grande del mio matrimonio, che sciocca ero a non averlo capito subito. Ma certo!

Avevo la certezza che Allah, il mio Creatore non mi avrebbe mai lasciata. Dovevo solo stare calma, lucida e sicuramente presto mi avrebbe indicato una via d’uscita per me, per i miei figli, per la mia sopravvivenza, per la mia fede…

Avevo provato ad accettare, ma cominciavo a scivolare in uno stato psicologico molto pericoloso e non volevo diventare come altre sorelle che avevo conosciuto. Non volevo per me stessa cadere in quella ‘disgrazia mentale’; non volevo neanche per i miei figli che avrebbero dovuto vedermi sempre forte e solida.

Niente depressione curata di nascosto con farmaci, non avrei fatto quella fine, lo ripetevo a me stessa e intanto pregavo e chiedevo al Creatore di farmi trovare la chiave di uscita.

Davanti ad Allah avevo una responsabilità:  dovevo essere onesta, sincera, gentile, e docile. Perciò sapevo che la chiave giusta sarebbe stata quella della saggezza e del comportamento consapevole, educato, sobrio; non la ribellione sconsiderata.

Però sapevo anche che Allah non ama gli ipocriti e i falsi, perciò non avrei mai dovuto diventare bugiarda.

Dopo qualche settimana da queste riflessioni, cercai l’assoluta sincerità dentro me stessa, cercai di essere buona con me stessa, senza giudizio, ma sincera.

Così successe che in preghiera glieLo dissi:

O mio Signore metto tutto nelle Tue mani, nella Tua potenza e onnipotenza, so che il divorzio fa tremare il Tuo trono, ma perdonami, penso che sia l’unica soluzione per la mia salute mentale, confido nel Tuo perdono e nel Tuo aiuto affinché vada tutto nel migliore dei modi.”

E così chiesi il divorzio.

Premetto una cosa importante: ciò che seguì, il periodo successivo alla mia decisione, non fu una passeggiata. Non voglio elencarvi  tutte le difficoltà, mi limiterò a dirvi le più gravi.

Sapete che per prendere determinate decisioni (poligamia o divorzio per esempio), l’ islam parla chiaro:  bisogna essere all’altezza della situazione  nel fare, nel gestire, essere cioè capaci di non creare danni, agire sempre  ‘bil maaruf’ (con gentilezza) con saggezza e sensibilità.

Non voglio essere cattiva, ma diciamo che al mio ‘già quasi futuro ex’ marito non gli  veniva molto bene gestire la sua scelta di volere due mogli, avendo già un bel numero di figli dalla prima. Non era ancora sposato con la seconda e già faceva danni. Lo pregai  di gestire la sua  futura moglie non in mia presenza, e se la voleva chiamare o comunicare con lei, di organizzarsi fuori casa.

Invece continuò come sempre, senza un briciolo di discrezione e sensibilità, perciò alimentando il mio pensiero sul divorzio, presi il coraggio ‘per le corna’, eh sì proprio letteralmente parlando, e tirai fuori il pensiero che si era formato nella mia testa.

Comunicai  la mia decisione, dissi che avevo provato davvero a digerire il tutto, ma mi era troppo doloroso nel cuore e inaccettabile nella testa; dissi che, anche se la poligamia avrebbe potuto essere un suo diritto, non riuscivo personalmente, per la mia stabilità fisica e psicologica, e per la continuità di una vita serena con i figli, a sopportarla. Ora sapevo che dovevo chiudere quel matrimonio già logorato e gli dissi che volevo il Talaq, il divorzio.

Apriti o cielo! Rispose arrabbiatissimo che non mi avrebbe dato mai il divorzio e mi scaricò addosso un vagone di  minacce del tipo: “Se andrai avanti senza il mio benestare, te ne pentirai… Allah ti bastonerà… non vedrai niente da parte mia… tu rifiuti una cosa che è lecita in islam perciò non sentirai il profumo del paradiso…”

Cercai di non crollare e gli ricordai  che è proprio Allah a sostenerci e nutrirci, che la Misericordia di Allah e immensa, che Lui non vuole il nostro male e la nostra infelicità, che Allah vuole solo vedere amore e comprensione nelle famiglie.

Gli dissi forte e chiaro di non alterarsi, avrei avuto il mio diritto, e Allah non mi avrebbe mai abbandonato.

Continuava a ripetermi che se lui non avesse dato il suo consenso, nessuna moschea nessun Imam al mondo mi avrebbe divorziato. L’unica cosa che potevo intraprendere era il divorzio per via legale, mi promise che non mi avrebbe reso vita facile, ma quello religioso non me lo avrebbe mai autorizzato e sapeva come colpirmi, sapeva che mi stava colpendo nell’anima, nella mia fede, conosceva il mio punto debole.

Mi dichiarò guerra e sapeva bene che io odio le guerre.

Ma fui costretta per la sopravvivenza del mio essere. Mio malgrado mi sentii rispondere: “E guerra sia. Ma ricordati che l’hai voluta tu, sei tu che mi attacchi, io devo difendermi.”

Usò un’arma che non avrei mai pensato arrivasse ad usare. E qui potete ben capire come shaytan (satana) si fosse impossessato di lui. Usò la bugia. Andò in giro a dire, a mia insaputa, che io volevo il divorzio, ma lui poverino non aveva fatto niente. Recitava il ruolo di vittima e raccontava l’opposto di ciò che era successo. Addirittura poi iniziò a parlare con i nostri figli dicendo: “Dovete sapere che vostra madre vuole rovinare la famiglia”. La sua tattica mi faceva venire il voltastomaco, giocava davvero tanto sporco. Non solo voleva la seconda moglie giovane e bella libera (non aveva tanti figli come me), pretendeva anche di obbligarci ad accettarla e dover recitare il fatto di essere tutti felici e contenti!  La priorità era la sua comodità senza altro in cambio del suo enorme egoismo. In poche parole lui aveva deciso, e noi avremmo dovuto accettare e basta.

Gli chiesi di prendere appuntamento con qualche imam per il divorzio, e giocai sul fatto che oramai era talmente stressato e forse si sarebbe convinto.

Ma passarono giorni, poi settimane e mesi!!

Io non conoscevo nessuno perché ci eravamo trasferiti da poco, finché un giorno forse per chiudermi la bocca, mi portò da uno che non parlava la mia lingua, che mi faceva 15 minuti di domanda per me incomprensibile tradotta poi in 2 minuti, come anche la mia lunga risposta veniva riportata con una sola frase.  Alla fine di quel dialogo assurdo, l’Imam improbabile disse: “Non posso darti talaq (divorzio con il consenso del marito) perché il marito non vuole”. Risposi subito, e lui comprese anche nella lingua non sua, che avevo il diritto ed io volevo il ‘qula’ (divorzio senza il consenso del marito); a quel punto mi consigliò di evitare perché era qualcosa, secondo lui, di biasimevole e molto peccaminoso …

Trovai un altro imam tramite una sorella che lo contattò e gli spiegò bene la situazione. Prontamente fissato un appuntamento, ci ascoltò entrambi, ma separatamente uno alla volta. Quel vero Imam, anzi era un vero Sapiente, mi parlò con molta gentilezza e mi elencò tutti i miei diritti, secondo la giurisprudenza islamica, che evidentemente lui aveva studiato bene. Mi disse di stare tranquilla, che non sarei mai stata sola, oltre ad Allah naturalmente, lui con sua moglie e le altre sorelle di quel paese sarebbero state vicino a me. Ed ero felice che finalmente qualcuno voleva comprendermi.

Parlava con il mio ‘già fututo ex marito’ poi con me  in  due stanze diverse, ad un certo punto mi informò che la poligamia, in quella sua posizione, ed in base alla situazione e circostanze varie non sarebbe stata lecita; mi presentò dei fogli e  disse che alla firma di questi sarei stata divorziata, ma mi consigliava di dargli un pochino di tempo perché lui (con quello specifico divorzio chiesto da me, dalla donna) non avrebbe potuto più entrare a casa quella sera stessa, e per i figli sarebbe stato troppo pesante, inoltre non si era ancora organizzato dove andare.

Ed io misericordiosa accettai.

La  forma giuridica del divorzio chiesto dalla donna, ha delle differenze rispetto a quella chiesta dall’uomo. Quando è l’uomo che chiede il divorzio alla donna, questa può rimanere ancora in casa per un certo periodo; invece nel mio caso, cioè quando è la donna a volerlo, Allah è grandissimo e generosissimo con la donna, l’uomo deve lasciare subito la casa, e lei ridargli il ‘mahar’ cioè il regalo di nozze.

Quella sera andò in un’altra camera, chiedendomi se ero davvero sicura, di prendere ancora un po’ di tempo ‘prima di tagliare il braccio potevamo provare a salvarlo’…  Dissi che ero sicura. Lui avrebbe avuto tempo di organizzarsi, perché in quel momento non aveva idea dove andare… (???) Ed io mi chiedevo come fosse possibile che si stava per sposare e ancora non sapeva dove avrebbe abitato con l’altra…?

Un mese di tempo, mi disse il Sapiente, poi in automatico saremmo stati entrambi  liberi… ed io speravo che non fosse l’ennesima fregatura.

Divorziai  Alhamdulillah, grazie a Dio. E successe che ricominciai a sorridere, seppur dopo un bel po’ di tempo… E quindi incontrai una persona che mi faceva ridere, non solo quello  ovviamente, ma la leggerezza e la simpatia era salubre per me; inaspettatamente accettai la sua proposta di matrimonio, lui più giovane di me, mi dissi:

“Andrà bene, ci devo credere perché ne ho tanto bisogno”…

… e  vissero tutti  felici e contenti.

Sì carissimi che state leggendo siamo davvero felici, almeno io lo sono davvero e di riflesso anche i miei figli che vivono con me, sono sereni, certamente molto segnati da tutti gli avvenimenti, ma sereni in una casa dovere regna affetto e sincerità.

La mia morale, carissimi, quando si trova il coraggio di cambiare, di non coprire ciò che è ingiusto, ecco che la felicità è li che ti aspetta dietro l’angolo.

La mente è  il motore, la mente meravigliosa o  la mente pericolosa, dipende da noi come e cosa pensare. Positività o negatività, sono i nostri  pensieri che attirano cose belle o detestabili … quando  succede una difficoltà  se alleniamo la mente e riusciamo  a tenere sotto controllo il pensiero possiamo vivere bene e trovare la via d’uscita. Con la positività e la fede, anche nella tragedia  troviamo  l’energia per continuare ad andare avanti e vedere il bene ovunque.

Penso sia importante stare  in compagnia di belle persone  che usano spesso il sorriso, che evitano di parlare a vanvera, che consolano con buone parole e incoraggiano; che sono sincere e oneste.

La legge dell’attrazione è fondamentale fare sempre quello che ci attrae, senza arrecare danno agli altri, ma cercando davvero la felicità del cuore, cercare la dignità, cercare l’amore di Allah che è immenso e che vuole certamente che tu lo possa ricevere quanto prima.

Non aspettare ad essere felice! Nel Halal (lecito) ovviamente. Non aspettare a dare amore… anche a te stesso.

Wassalam buona vita a tutti.

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