Velo sì, oppure no?

 

-Di Shereen Mohamed

Perché il velo?

Ho indossato il velo per la prima volta a dodici anni, in una caldissima estate egiziana, e qui ci tengo a precisare che decisi serenamente e senza nessuna imposizione di coprirmi i capelli sapendo che da qual momento rinunciavo a scoprirli, teoricamente, per sempre.

Sono stata cresciuta da una famiglia praticante, ma fuori di casa, a scuola o nei giochi, mi ritrovavo ad essere l’unica musulmana in qualsiasi situazione, qualsiasi compagnia frequentassi gli ‘altri amici’ non erano musulmani. Fino ai diciotto anni, gli unici che con me condividevano questa “appartenenza religiosa” erano i miei fratelli e i nostri cugini. Un’appartenenza che fino ad una certa età non aveva in alcun modo “interferito” con la mia noiosa vita nella campagna lodigiana.

Qualcosa cominciò a cambiare con l’inizio delle scuole medie. Quel ‘qualcosa’ furono proprio i miei genitori. Se fino ad allora ero sempre stata uguale ai miei amici, o meglio avevo condiviso con loro lo stesso stile di vita, ad un certo punto i miei genitori sentirono la necessità di ricordarmi che non ero esattamente uguale a tutti coloro con cui ero cresciuta e con cui avevo condiviso ogni esperienza, ogni gioco, ogni singolo giorno della mia vita a partire dall’asilo. Perché loro non erano egiziani, arabi o musulmani, ed io avrei dovuto cominciare a comportarmi in maniera differente da loro. Questa affermazione sembrava presupporre un cambiamento drastico, invero la questione non fu così pesante, ma per una ragazzina di quasi dodici anni, sentirsi improvvisamente ‘diversa’ dal suo gruppo di amici, può sembrare una vera e propria tragedia.
In quel periodo non comprendevo le loro paure, anzi mi sembravano assurde ed inutili angosce, oggi invece con il senno di poi le ho comprese e accettate con una profonda tenerezza.

Sono convinta che essere genitori sia davvero ‘il lavoro più difficile al mondo ’ soprattutto quando i tuoi figli crescono in un contesto ben differente da quello dove sei cresciuto tu, che è prima di tutto slegato dalla cultura religiosa alla quale appartieni. Ero la figlia maggiore, con la quale si sono trovati a dover affrontare la prima sfida educativa e certamente hanno dovuto sperimentare la loro autorevolezza che a volte diventava inevitabilmente quella forma genitoriale di autoritarismo non desiderato, in primis da loro.

Queste premesse sono fondamentali come chiave di lettura e di comprensione della mia scelta che mantengo, seppure tra alti e bassi, da circa tredici anni.
Ecco che, quando compresi che non ero, o meglio non potevo più essere, uguale ai miei amici di sempre, la cosa mi mando letteralmente in crisi, destabilizzandomi completamente.

Non capivo perché non mi si lasciasse la fiducia e la possibilità di dimostrare che potevo senza problemi mantenere un comportamento consono ai precetti religiosi in cui credevo ma soprattutto sapevo come non avrei potuto essere ma non chi o come potevo diventare.

La risposta la trovai, o pensai di averla trovata, durante una delle nostre lunghe vacanze estive egiziane.

Il velo non l’ho mai percepito come qualcosa di strano o distante, mia madre e tutte le donne della famiglia l’hanno sempre portato da quando ne ho memoria. Crescendo i miei genitori mi dissero che sarebbero stati contenti se avessi, liberamente, deciso di indossarlo.  Mi incoraggiarono insomma, a riflettere su questa decisione.

La maggior parte delle mie cugine e le ragazze della mia età in Egitto già lo indossavano e questo non faceva altro che confermarmi come “l’italiana” diversa da loro, quella cresciuta fuori che non conosceva il significato delle parolacce in arabo, mi sentivo più diversa in Egitto tra le musulmane che in Italia con i miei amici di sempre.

Una sera, qualche giorno prima di un matrimonio che si sarebbe celebrato nel nostro vicinato, alcune delle mie cugine decisero di andare a comprare dei nuovi veli per l’occasione, e così le accompagnai.
Era la prima volta che entravo in un negozio di veli e ricordo di esserne rimasta immediatamente affascinata.
Vi era un’incredibile carrellata di colori e stoffe e tante donne provavano decine di veli per poter scegliere quelli che meglio si adattavano al loro incarnato.

Quelle donne mi sembrarono felici e bellissime e onestamente, né represse come pensano molti occidentali, neanche obbligate ad indossarli. Erano solo donne che volevano vedersi ancora più belle come tutte le donne in qualsiasi angolo del mondo.

Io me ne stavo seduta su una sedia ad osservare la situazione, quando una mia cugina mi si avvicinò e mi disse che se avessi voluto anche io un velo, lei me l’avrebbe regalato volentieri.
Tutte assieme scegliemmo il mio velo, la bandana sottostante per non farlo scivolare e gli spilli per tenerlo fermo. Non so se potrete capirmi, ma mi sentii in totale empatia con loro e in questa intima complicità femminile mi ritrovai felice. Finalmente.

Il giorno dopo mi preparai, decisa a provare il mio nuovo velo, quindi uscì di casa per la prima volta “velata” e tutto avvenne senza che ci ragionassi più di tanto. Avete presente quando uscite per la prima volta con un nuovo taglio di capelli, sicuramente tutti quelli che incontrerete vi ripeteranno quanto state bene e quanto vi dona il nuovo taglio mentre voi dentro volete solo morire per il rimorso di aver tagliato via un pezzo di voi?  Ecco una cosa simile avvenne anche a me salvo il fatto che non era così grande il rimorso, anzi mi sentivo piuttosto bene, forte della mia scelta, i complimenti mi facevano sentire un po’ più adulta.
La sensazione fu piacevole.

A distanza di anni, dopo averci riflettuto e dopo serie di auto analisi ricordandomi quel periodo, sono arrivata a pensare che indossare il velo sia stata la mia risposta alla crisi di quel momento.

Tutto procedette nel migliore dei modi fino al giorno del ritorno in Italia, all’area passaporti di Malpensa mi resi subito conto che forse non avevo pensato bene a ciò a cui sarei andata incontro. Gli sguardi della gente mi creavano disagio tanto quanto il mio velo che non voleva saperne di stare al suo posto; e la bellissima sensazione di forza e sicurezza si affievoliva. Ero però troppo testarda per ‘gettare la spugna’ e cedere, sarebbe stata una gran sconfitta e resistetti.

Il primo giorno di scuola della seconda media mi presentai con una camicetta blu e un velo azzurro (la storia degli abbinamenti azzeccati la imparai un paio di anni dopo, allora mi era sconosciuta evidentemente) e terrorizzata a morte dalla possibile reazione dei miei compagni.

Invece in realtà, con mia grande gioia, non commentarono più di tanto. Io ero già soprannominata “la secchiona” quindi non divenni né” la talebana” e nemmeno “miss burqa”.

Una sorta di altalenate sicurezza/insicurezza caratterizzò gli anni a seguire. Avevo imparato a difendermi, a volte fin troppo prepotentemente, partivo in quarta. A volte erroneamente mi sentivo giudicata anche quando non era oggettivamente così, poi questa “rabbia” pian piano si placò e imparai a farmi scivolare addosso i commenti, le battutine e gli spintoni.

La gente spesso e purtroppo non si rende conto di quanto sia difficile essere un adolescente e andare in giro con una chiara dichiarazione ben visibile sulla testa. Due cose possono succedere, o questo ti forgia il carattere e diventi una “guerriera pacifica”, oppure ti sbatte a terra rendendoti insicura con la costante sensazione di essere fuori luogo. A volte mi domando dove sia finita quella forza che ebbi, dodicenne, il primo giorno che arrivai in Italia dopo le vacanze estive.

Oggi spesso sono stanca come una batteria che a lungo andare continua ancora ad accendere una lampadina, ma ormai funziona ad intermittenza. Sono stanca di dover sostenere discussioni in cui devo spiegare i miei motivi, e spesso dovrei riassumere in pochi minuti una sostanza che diventa sempre più profonda e intima ogni anno che passa.

Le persone non capiscono quanto siano invasive un certo tipo domande. Dovrebbe essere chiaro che il velo non può essere considerato in ogni caso come un banale “conversation starter” per rompere il ghiaccio.

Sono stufa di essere sempre solo “una che indossa il velo” senza che si noti tutto ciò che è “altro dal velo”.

Di essere quella che deve per forza mettere in discussione gli stereotipi e dimostrare di poterli superare.

Sono stufa di rimanere mezz’ora a fissare il mio curriculum con foto velata, pregando che non ci facciano più tanto caso prima di inviarlo.

Sono stufa dei musulmani stessi, quelli che per il mio velo mi bollano come la bigotta o la retrograda di turno, quelli pronti a puntare il dito contro ogni mia incoerenza senza interrogarsi sulle proprie.
Stufa anche di quelle che non portano il velo e con le quali non puoi confrontarti perché ogni parola può essere scambiata come una velata accusa, o della altre che il velo lo indossano e con cui non puoi discutere perché per ogni dubbio confessato vieni bollata come una che presto cadrà nella miscredenza.

Ho conosciuto diverse ragazze che proprio alla mia età, hanno preso la decisione di togliere il velo.

L’idea che mi sono fatta è che quasi sempre è una scelta molto sofferta e mai presa a cuor leggero anche se da fuori può sembrare diversamente. Non nego di averci pensato anche io spesso; la verità però è che non riesco ancora ad immaginare di rinunciare a qualcosa che ha fatto parte di me per così tanto tempo e che ha plasmato anche di forza e pazienza la persona che sono oggi.

A volte mi domando come sarebbe stata la mia vita se questa scelta l’avessi intrapresa con una maggior consapevolezza che non è certamente quella di una dodicenne.

Non so se togliere il velo possa essere la soluzione per vivere in pace senza giudizi, infatti sarebbero zittiti alcuni, ma biasimanti tanti altri.

Infine sono convinta che la via giusta sia quella di risolvere prima di tutto, i tanti “scheletri nell’armadio” a partire dal costante timore dell’opinione degli altri, dopo di ciò credo si possa fare una scelta veramente obbiettiva e coerente.

La mia ricerca continua, le riflessioni e il mio esame di coscienza continuano, per ritrovarmi ancora come si “ritrovò” quella ragazzina di dodici anni appena.

 

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